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Aggressione omofoba a Napoli: un gruppo contro una coppia gay, parla la vittima

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Ciao Fabiano.
Ti scrivo perché mi farebbe piacere utilizzassi il tuo spazio, che seguo sempre con molta frequenza, per denunciare un accaduto che ha visto protagonista me e un altro ragazzo ieri a Napoli.
Erano le 5:00 del mattino, mentre mi accingevo a tornare alla macchina con un ragazzo che sento da un po’. Lungo la strada, ci accorgiamo di essere seguiti da questo gruppo di animali feroci, che fino a poco prima erano presi dalle loro cose. Quando ci baciamo, loro impazziscono, urlano inizialmente e prendono in giro poi. La prendiamo con filosofia ridendo fra noi, fino a quando uno di questi (erano circa 7 in tutto) mi si avvicina dicendo “sono cose da fare?” (in dialetto) e mi sferra un ceffone con una tale violenza da farmi istantaneamente sanguinare il naso. Le percosse continuano su di me da parte di tre persone, e poi sul mio “amico” che viene catapultato sul marciapiede battendo la testa e ricevendo calci sul capo. Veniamo subito soccorsi dal personale di un bar vicino, che gentilmente si avvicina, disinfetta le nostre ferite, ci offre da bere e avvicina un’auto della polizia per farci scortare alla mia automobile.
E’ un fatto tragico, abominevole. Ho sentito per la prima volta, nella mia vita, cosa significa ricevere odio e violenza gratuitamente. Come posso non essere disilluso da tutto ciò? Perché punire un bacio? Non è dopo tutto una bellissima (e discreta) manifestazione di amore? Provo rabbia, un po’ di vendetta mi duole ammettere, ma sopratutto compassione. “i was born sick, but i love it, command me to be well, amen”.
M.

Perché purtroppo, come ho sempre scritto su queste pagine, l’omofobia non ha colore, non ha sesso e soprattutto non ha cittadinanza.
Le teste di cazzo sono ovunque.
Anche a Napoli, una delle città italiane più open mind che conosca.

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