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Bambino gay di 12 anni si suicida – i compagni lo offendevano perché era un cheerleader

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Ronin Shimizu era un bambino di 12 anni e lo scorso anno si è iscritto alla squadra di cheerleader della sua scuola formata solo da femmine, per questo molti suoi compagni avevano iniziato a prenderlo di mira.
Tutto era iniziato con le offese nei corridoi, finendo anche con scritte omofobe sui muri e qualche spintone.
Gli amici di Ronin sono doppiamente sconvolti perché nell’ultimo anno il loro compagno non aveva mai dato peso alle violenze subite, rispondendo sempre con grandi sorrisi.
Quello che ancora non è chiaro a tutti è che non sempre si reagisce alla violenza con le lacrime e le grida di aiuto, nella maggior parte dei casi ci si finge forti e invincibili perché dentro si muore di vergogna, una vergogna che invece dovrebbero provare i bulli.
Certe cose però non si controllano, non è facile razionalizzare la vergogna, la rabbia e pensare che nel 2014 si possa morire a 12 anni per colpa dell’omofobia è triste e demoralizzante.
Ecco come gli amici di Ronin l’hanno descritto ai TG:
“Ricevere bullismo perché amava fare il cheerleader è ingiusto. Ognuno dovrebbe fare quello che ama, è un diritto umano.”
“Mi si è spezzato il cuore era dolcissimo.”
“Sembrava che a lui non importasse delle offese che riceveva, era la persona più felice che io avessi mai conosciuto.”
“Lo chiamavano femminuccia, brutto frocio, checca ballerina, ma lui è sempre andato fiero delle sue passioni.”
“Non ho mai capito perché tutti ce l’avessero con lui, era così gentile.”
Che qualcuno presenti questi casi alle Sentinelle in piedi, ai catto-fascisti e ai nostri politici.
L’omofobia è una malattia che uccide.

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