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Fabri Fibra risponde alla querela di Valerio Scanu: "Non lo conosco, ma ho pagato 20.000€"

Fabri Fibra Valerio Scanu

Oggi mi ritrovo l’iPhone pieno di messaggi. Molti mi chiedono se devo veramente pagare questo risarcimento. Sì, ho gìà pagato tempo fa“.
Sono queste le prime parole che Fabri Fibra scrive in merito alla querela di Valerio Scanu, che lo ha denunciato per diffamazione vincendo la causa.
È strano che La Repubblica si prenda la briga di pubblicare parti di una sentenza di un anno fa, proprio adesso. La storia di A Me Di Te è tutta strana: la canzone è di tre anni fa, non è mai stata un singolo, non ha mai avuto un video. Non ha mai creato un gran rumore mediatico, fino ad ora che Repubblica l’ha voluta rispolverare. A Me Di Te è nato come un pezzo divertente, scritto in freestyle, è roba che non andrebbe presa sul serio, i nomi nel testo sono deformati, proprio per far ridere e per creare una situazione ironica. Non è la prima volta che mi ritrovo a “giustificare” le mie rime, i miei fan ormai ci sono abituati e si fanno anche due risate a riguardo, perché sanno che questo è rap. Poi c’è chi la può cavalcare a piacimento a seconda di come tira il vento. Nei momenti di calma piatta, tirar fuori una canzone di tre anni fa e alzare un polverone come questo, probabilmente fa comodo a chi ci guadagna. Voglio solo chiarire per l’ennesima volta la mia posizione sull’argomento: non solo non sono omofobo, ma l’orientamento sessuale di chicchessia non modifica minimamente la mia opinione sugli altri. Scrivere di certi argomenti nelle canzoni apre dei dibattiti e può far infuriare la polemica, ne sono completamente consapevole. In un passaggio del testo infatti dico “è solo un gioco, ma in pochi lo capiscono”. Ho sempre criticato i personaggi di un certo tipo che arrivano sotto i riflettori grazie a mille strategie e scorciatoie televisive, nei miei dischi sono libero di poterlo fare, lo faccio nel mio stile e non credo di offendere o danneggiare veramente nessuno.
Pensavo di potermi esprimere come meglio credevo perché sono un artista, ma logicamente se un testo del genere viene letto in un’aula di tribunale davanti a un giudice, il risultato cambia e di molto. In Italia il rap lascia ancora interdetti e pago perciò questi 20.000€ di multa per avere avuto la possibilità di criticare e raccontare con il rap certe immagini e situazioni. All’estero nei testi del rap si tirano in ballo molti personaggi dello spettacolo con immagini altrettanto forti (anche nei video, basti vedere l’ultimo di Kanye West). Con la fama e il successo arriva di tutto, anche il protagonismo che non ti gratifica, anche quello non voluto. Lo dovrebbero capire tutti, e io l’ho capito bene anche a spese mie.
Non conosco Valerio Scanu e non mi interessa conoscerlo, sarà senz’altro una brava persona, ma artisticamente non mi coinvolge, come non mi coinvolgono tutti gli artisti che cantano canzoni scritte da altri e che sono legati a queste dinamiche discografiche e dell’ambiente dello spettacolo, oggi come oggi più che mai ripetitivo. A me di lui né della sua sessualità non importa nulla, ma mi viene spontaneo criticare, con il rap, tutte queste incongruenze che compongono questo tipo di carriera. La mia carriera è differente, io sono qui grazie a me stesso e a quello che ho scritto negli anni, la forza della mia musica sta qui. Ho sempre fatto questo genere musicale, lascio quindi che sia la musica a parlare per me e ad attirare l’attenzione, non sono il tipo che vedrete sopra un’isola dei famosi con addosso un costume ridicolo o ad azzardare imitazioni in tv. Per altri artisti invece un po’ di esposizione, qualunque essa sia, non si rifiuta mai.
In conclusione ci tengo a sottolineare che il mio rispetto va alla comunità LGBT italiana e a tutti coloro che si battono attivamente per i propri diritti contro l’ipocrisia e i finti moralismi, oggi più che mai. A Me Di Te non c’entra niente con le cose serie. Rap è, e rap rimane.
Caso chiuso?

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