Indignati delle buste biodegradabili, mi state mettendo ansia

sacchetti bio

Indignati delle buste biodegradabili, mi state mettendo ansia.
Il 2018 è iniziato con la vena polemica e dopo aver letto ovunque su Instagram “GINO” per colpa di un noto youtuber italiano, quest’oggi è la volta delle buste biodegradabili.

Su Google le buste sono in tendenza, su Twitter sono trend topic e su Facebook gli indignati si moltiplicano a vista d’occhio.

Cosa sta succedendo? Facciamo un po’ di chiarezza: con il 1^ gennaio è infatti entrata in vigore una legge che obbliga i commercianti a sostituire le buste di plastica con le biodegradabili al bancone della frutta e della verdura.

Niente di male, insomma, meno inquinamento e la possibilità di riciclare i sacchetti per l’umido quando facciamo la raccolta differenziata.

Come mai quindi è nata una polemica che ha coinvolto tutti trasversalmente passando dalle Mammine Pancine alle Bimbe di Giulia De Lellis? Perché il Partito Democratico che ha scritto la legge si è tirato la zappa sui piedi inserendo l’obbligo ai commercianti di scrivere che le buste biodegradabili sono a pagamento.

Apriti cielo.

Loro lo hanno fatto – come sottolineano sui profili social – per “incentivare i consumatori a riciclare vecchi sacchetti di plastica”, ma dato che molti supermercati per una questione di igiene non li accettano, alcuni consumatori hanno gridato al complotto andando a scoprire che l’azienda leader italiana delle buste biodegradabili sarebbe di “un’amica di Renzi”.

L’amministratore delegato della Novamont, azienda leader dei sacchetti bio, sarebbe infatti una certa Catia Bastioli, manager che nel 2011 partecipò come oratore alla seconda edizione della Leopolda.

Ovviamente in Italia non esiste il monopolio delle buste biodegradabili e nessuno obbliga i commercianti ad acquistarle dalla Novamont, ma nonostante questo in molti credono che sia una legge fatta “in amicizia”, nonostante in realtà sia stata richiesta dall’Unione Europea.

A quanto pare in pochi sanno che anche prima le buste di plastica erano a pagamento, con la differenza che non essendoci l’obbligo di specificarlo nello scontrino, quei pochi centesimi erano sommati nel costo della frutta e nessuno se ne era mai preoccupato.

La polemica quindi si divide in: indignati che non voglio pagare le buste, indignati che credono che sia una legge fatta in amicizia ed indignati che si indignano perché amano indignarsi.

Con la speranza che con la nuova legislatura passi anche l’obbligo della raccolta differenziata porta a porta per tutti i comuni italiani, buona polemica a tutti.

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