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La commovente lettera di un’infermiera sui matrimoni gay

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Trish Gorman, è un ex infermiera della Pennsylvania e qualche giorno fa ha scritto su Facebook un commovente post dove ha spiegato perché ha iniziato a combattere in favore dei matrimoni gay.

“20 anni fa, ero un infermiera nel reparto traumi ICU.  Arrivò un paziente con un brutto trauma cranico causato da un tremendo incidente d’auto.
La maggior parte dei pazienti che vengono in in questa condizione ricevono un numero e un nome falso – “unid-1234” – fino a quando non siamo in grado di rintracciare la loro famiglia.
Beh, la prima persona che abbiamo rintracciato era la madre di questo ragazzo, così l’abbiamo chiamata.

Lei era responsabile di tutte le decisioni mediche che abbiamo fatto per questo ragazzo. Da quel momento lei era responsabile di tutte le dicisioni riguardanti operazioni, visite ecc.

Beh, questa madre non vedeva suo figlio in più di vent anni. Lo aveva rinnegato perché lui era gay e perché si era innamorato di un ragazzo e aveva deciso di vivere con lui.

Nonostante non fossimo costretti, noi abbiamo rintracciato il ragazzo che aveva vissuto per 20 anni con il paziente in fin di vita. Avevano comprato una casa insieme. Avevano acquistato mobili insieme. Avevano costruito una vita insieme.

In ogni caso, le nostre mani legate. Noi eravamo stati cortesi nel chiamarlo, ma tutte le decisioni spettavano alla madre e ai familiari, lui agli occhi della legge era uno sconosciuto.

La “famiglia” del paziente aveva già stabilito un elenco di persone che potevano o non potevano vedere il paziente. Il compagno di vita dell’uomo non era sulla lista.

Abbiamo dovuto – legalmente – rispettare tutto ciò che la madre ha voluto.

La richiesta principale della donna era di tenere alla larga il fidanzato di suo figlio, di non permettergli in nessun modo di fargli visita.  

Purtroppo abbiamo dovuto rispettare queste scelte.

Ho passato diverse settimane quando uscivo dal lavoro a portare del caffè al povero fidanzato del ragazzo, che stava fisso nella hall dell’ospedale a piangere perché c non riusciva a visitare il suo compagno. La cosa più straziante è che non potevo nemmeno rivelargli le condizioni del suo uomo, o avrei violato la HIPPA.

Le mie mani erano legate. E il mio cuore è si spezzava ogni volta che lo incontravo.

Da quel momento ho passato la mia vita a lottare per il matrimonio gay.

Questo voto della Corte Costituzionale significa per me più di quanto possiate immaginare.”

Fonte: Attitude/TheGailyGrind

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