Selvaggia Lucarelli e le sue pesanti dichiarazioni: “Non gioisco per Daniele Bossari al GF Vip, ecco perché…”

selvaggia lucarelli bossari

Selvaggia Lucarelli ha pubblicato una lunga riflessione sul percorso di Daniele Bossari dentro e fuori il Grande Fratello e c’è andata giù pesante parlando del reality e di chi partecipa a questo tipo di trasmissioni.
In quello che ha scritto c’è sicuramente della verità, ma trovo il suo pensiero davvero troppo esagerato ed estremista.

“Non riesco a unirmi al coro dei “che carino Bossari”, “che carini lui e Filippa” “che bello che sia rinato dopo un periodo buio!”. Evviva l’amore. Evviva il riscatto. Evviva il bene che vince sul male. 
Non ce la faccio non perché non pensi tutto il meglio possibile di lui e Filippa. Anzi. Non ce la faccio proprio perché lo pensavo pure prima e non mi serviva il Gf per accorgermene. (e infatti ne ho visto due puntate, manco per intero, e mi sono bastate a farmi un’idea del perché tenesse incollate 5 milioni di persone)

Il problema è che non doveva servire a loro, il Grande fratello, perché la gente si accorgesse di questo. E questa faccenda ha creato un corto circuito che trovo ambiguo e scivoloso.
Filippa e Daniele Bossari appartengono a quella fascia di persone perbene che in questo ambiente faticano. Sono monogami da secoli, non hanno mai raccontato nulla di pruriginoso ai giornali, hanno cresciuto una figlia sana e bellissima senza svenderla a social-marchette. Filippa, sui social, si è sempre proposta in modo elegante, discreto, pulito. Non l’ho mai vista sgomitare, inventarsi dichiarazioni per uscire sui giornali, pagare uffici stampa per ricamare sulla sua vita, improvvisarsi in cose che non è o non sa fare. O seduta accanto al potente di turno.

E’ stata sempre al suo posto. Pure troppo, visto che Fazio le dà (ingiustamente) il ruolo del soprammobile e non le fa manco annunciare un’Arisa per sbaglio quando fa Sanremo.
Daniele idem. L’ho incrociato di rado e l’ho sempre trovato educato e simpatico, di quelli che tu dici “ma tu guarda che carino”.

Ecco, questa è la gente con cui il mondo dello spettacolo non vuole avere a che fare. E infatti, il telefono di Daniele non suonava più. Filippa è stata scavalcata, negli anni, da mille soubrettine meno belle e meno gentili, ma più sgamate e con argomenti irresistibili: fidanzati famosi, scandali, calendari, calciatori, corna, intimità vomitata ai giornali, falsi scoop, amici paparazzi, figli usati per fare notizia e così via. 
Daniele ha conosciuto alcol e depressione, lei, forse, solo un grande senso di impotenza. 
Poi arriva il Grande fratello vip. 
Il Grande fratello Vip (e l’Isola), inutile girarci intorno, sono reality per disperati. La disperazione è di 4 sfumature diverse: a) quella del vip che ha bisogno di soldi, perché i soldi se l’è spesi o semplicemente ha smesso di guadagnarne. b) quella del vip miracolato che è in crisi di visibilità e non avendo talenti campa solo di quella c) quella di chi saprebbe pure fare qualcosa ma “è passato il suo momento”, “non è più di moda” e quindi si svende, scavandosi generalmente la fossa. d) quella di chi non è un vip ma un “parente/figlio/fidanzato di”, va lì per racimolare un po’ di fama e guadagnare qualcosa e non ha niente da perdere.

Daniele era la lettera C. Ed era la lettera C perché il sistema lo aveva emarginato. E’ stato preso e sbattuto lì dentro al Gf perché era carne da tritare, non perché qualcuno volesse regalargli un’occasione. I reality (lo dico per esperienza) non sono occasioni per chi partecipa, ma solo per chi li fa (dietro le quinte). Non sei quello che racconti di te, ma il modo in cui verrai raccontato. Da autori che hanno preferenze, interessi cinici nel portarsi dietro chi è “utile” allo share, amicizie con concorrenti e amici e parenti e agenti di concorrenti. 
Daniele non è stato aiutato da nessuno, è emerso solo perché la fauna attorno a lui era così deprimente che il suo essere perbene è diventata una qualità di quelle che svettano a una festa di nani. 
Daniele è stato un corto circuito. Qualcosa che è successo, al di là delle intenzioni di chi l’ha chiamato lì per farne un tappabuchi, più che un protagonista.
E il paradosso della faccenda è che Daniele, ora, passa per quello che grazie al sistema ha una seconda possibilità, ha la fama di ritorno, ha una possibilità di guarigione. 
Peccato che lo guarisca chi l’ha fatto ammalare. Peccato che lo promuova chi l’aveva declassato. Peccato che la tv che cura chi ha allontanato dalla tv, sia, al massimo, un rimedio omeopatico. Acqua e zucchero.

Quindi no, non gioisco particolarmente per Daniele. Perché se è su questo che si fonda la sua guarigione, ho paura che la guarigione si basi su presupposti troppo fragili. E ho paura che per chi soffre di depressione o dipendenza da alcol sia pure un messaggio sbilanciato, fumoso, equivoco. 
Non si guarisce perché il telefono ricomincia suonare. Il telefono smetterà ancora e ancora, probabilmente. 
Si guarisce perché si trova un equilibrio con quelle che erano le aspettative e la realtà, perché si impara a reinventarsi, perché ci si rimette in gioco, perché si sa dire addio a una parte di sé, quando è il momento. Si guarisce perché ci si fa aiutare. Perché ci si dice a voce alta “Ho bisogno di aiuto”. Perché ci si cura. E no, non col Grande fratello. Quella è omeopatia, la medicina è altro.

Per questo non gioisco per Daniele e Filippa. Non avevano bisogno del Grande fratello, perché qualcuno si accorgesse di quanto sono umani e puliti. Eppure, alla fine, pure per loro è andata così: ci siamo accorti di Daniele e Filippa perché il sistema ha vampirizzato la loro intimità, il dolore nascosto nella famiglia perfetta, perché a loro modo si sono lasciati usare. E questo non riesce a piacermi fino in fondo. Non mi convince. Sento che sono stati truffati due volte: la prima quando non erano abbastanza scorretti  per fare notizia, per lavorare tanto e di più. La seconda ora, in cui il sistema li illude di aver restituito fama e donato unguenti miracolosi, e invece, tra qualche mese, di fronte al loro essere banalmente “perbene” è pronto a sbadigliare un’altra volta.
Spero di sbagliarmi. Spero che inizi l’epoca delle persone perbene, prima o poi.
Però ora, mi tengo il mio scetticismo, quello di chi al telefono ha staccato la presa da tempo. Perché no, non è da lì -da uno squillo mentre ti apri una birra- che arriva felicità e guarigione.”

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