Foto (Credits Enea Dettori)

Wertmüller and The Doubleues – intervista a Filippo, leader del gruppo

Foto (Credits Enea Dettori)

Loro sono Filippo, Giovanni e Roger ed insieme formato il trio Wertmuller and The Doubleues molto chiacchierato on line per le celebri cover rock/punk di T’Appartengo di Ambra e La Notte Vola di Lorella Cuccarini.
Ma cosa si nasconde dietro questo bizzarro progetto?
Ecco l’intervista a Filippo, voce (nonché il Wertmuller) del gruppo:

Wertmüller and The Doubleues, chi si nasconde dietro questo nome?
“Il progetto musicale Wertmüller and The Doubleues nasce per caso una notte al Plastic (storico club milanese, ndr) durante una serata House of Bordello dove faccio il door selector del privè.
I Wertmüller and The Doubleues si fondano sul dissacrante accostamento tra un’anima rosa (canzoni italiane vintage ascrivibili al teen-pop più leggero) e un’anima nera (quella del college punk e in generale del rock). Per coloro che negli anni 80 c’erano già (o che li hanno amati dopo) e che negli anni 90 erano adolescenti: chi ha vissuto da piccolo la tv di Lorella Cuccarini e Heather Parisi, si è divertito con “Jem e Le Holograms” o con “L’incantevole Creamy” e che poi qualche anno dopo non si è perso una puntata di “Non è la Rai”.
Quella di rivisitare nostalgicamente questo tipo di musica in chiave “cattiva” era un’idea che avevo da molto tempo, ma su cui non avevo mai lavorato davvero, fino a che un giorno – dopo una performance “zero” avvenuta per caso – Sergio Tavelli (uno dei soci del Plastic e fondatore della serata House of Bordello) mi propose di farne una ogni sabato. Fu proprio durante una delle nostre performance che Paolo Martella (cantante e musicista, nonché manager dell’etichetta Sounday Music) ci notò e ci presentò al produttore Mauro Tondini, con cui di lì a poco questo esperimento ebbe inizio.”

Marina ha i “diamonds”, Florence ha la sua “machine”, tu i “Doubleues”. Da cosa deriva questo nome e soprattutto di cosa si occupano? 

Negli anni di servizio al Plastic come doorselector ho fatto della “W” (double-ue) il mio simbolo: orecchini, ciondoli, disegni sulle tshirt, oggetti a forma di W di ogni tipo. Poiché il Plastic e gli album di foto delle sue serate hanno l’effetto di una cassa di risonanza, c’è stato un periodo in cui tutti mi regalavano o mi postavano sui social foto di qualsivoglia oggetto a forma di W. Proprio in quel periodo si è concretizzata l’idea della band e – quando un amico mi ha suggerito questo nome – ho pensato che sarebbe stato perfetto, anche perché l’idea del doppio/double, richiama proprio le due opposte anime del progetto.
Le Doubleues sono Giovanni e Roger, entrambi colleghi del Plastic, caratteristica fondamentale per essere sempre presenti al sabato sera in quel di Via Gargano, insieme ovviamente alla voglia di divertirsi. Giovanni studia giurisprudenza mentre fa il barman al Plastic, è stato speaker radiofonico nella radio dell’università e ora collabora in un programma di una nota emittente nazionale. Roger vuole fare lo scenografo, ma nel frattempo ha fatto anche il DJ (e ha una passione sfrenata per la più rara musica italiana anni 80), spesso sfila a Parigi e Londra e in più lavora come performer al Plastic, curando anche gli allestimenti. 

Band (Credits Luca Ava)

La tua prima cover caricata su iTunes è T’Appartengo in versione punk/rock. Ambra ha avuto il piacere di ascoltarla? Se sì, conosci la sua reazione? 

Ambra l’ho incontrata molte volte ma mi è stata presentata ufficialmente il 9 gennaio 2013, in tempi non sospetti, ad opera del mio amico Federico Criserà, che fece con lei Generazione X e oggi è un suo carissimo amico. Ambra ha una luce e un carisma che è una calamita quando sei davanti a lei. Anche se di base è una timida. Stupendo mix. Qualche volta ci siamo risentiti e poi rivisti dopo l’uscita del pezzo. Spero di non svelare un segreto ma sì, pare proprio che le sia piaciuto il lavoro che abbiamo fatto, l’ironia che ci abbiamo messo ma anche la qualità nell’arrangiamento. Eravamo insieme il 31 dicembre scorso e ne abbiamo parlato un po’. Sono stato felicissimo di tutto ciò. 

Come scegli le canzoni da “coverizzare”? 

“T’appartengo” non l’ho scelta io, è lei che ha scelto me. Era da sempre il mio cavallo di battaglia. La mia figura al Plastic è da sempre legata a questo pezzo. La prima non poteva che essere questa. Poi l’arrangiamento ispirato al college punk ci veniva da dio. “La notte vola” invece è stata scelta tra una rosa di 5 pezzi che avevo selezionato come possibili successori. Ha vinto perché quelli che da bambini guardavano Lorella che ballava “La notte vola” in tv, erano gli stessi che qualche anno dopo seguivano Ambra che performava “T’appartengo” a “Non è la Rai”. Hanno tante caratteristiche in comune questi due pezzi, non solo il fatto che siano di due icone di quegli anni. Mi ha convinto quel fil rouge che le unisce. Poi anche “La notte vola” è perfettamente in linea col progetto e musicalmente si trasformava bene in versione “cattiva”. Invece “Maledetta primavera”, la grande favorita, è stata scartata. E’ un valzer, abbiamo fatto un sacco di prove per renderla rock ma non c’è stato verso, quello che usciva non ci convinceva: nel 2005 ne feci una versione dance ma mi sa che a quella rock non riuscirò mai a dare la luce. La prossima dovrà essere senz’altro di un interprete maschile. 

Nel vostro ultimo video, “La Notte Vola” fa un cameo Roberta Ruiu delle Lollipop. Vi è mai sfiorata in testa l’idea di una canzone inedita Wertmüller and The Doubleues feat. Roberta Ruiu?

Col video è nato tutto per scherzo. Dopo che uscì il primo, sempre con regia di Antonio R Muci, Roby mi disse subito che al seguente avrebbe voluto partecipare perché il primo le stava piacendo un sacco. Non so se in quel momento diceva per scherzo o no, ma alla fine “se prometto, poi mantengo”, cameo fu. Invece passando al discorso del duetto…scherzando ce lo siamo detti più volte, ma chissà. Al momento stiamo entrambi pensando ad altro, ma nella vita ho imparato a non dare mai nulla per impossibile. 

Ruiu + W (Credits Luca Ava)

 

Progetti futuri?

Idee tante, forse anche troppe. Adesso dobbiamo solo pensare al prossimo passo. Sicuramente ci sarà da divertirsi…Deve esserci, è nel DNA del progetto.

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