Strage Crans-Montana, stanno inquinando le prove | Sospetto pesantissimo sulle indagini
Le indagini sul tragico rogo di Crans-Montana sono sotto un’ombra sempre più fitta. Accuse di “cricca” e opacità scuotono la giustizia svizzera, mentre l’Italia si unisce alle ricerche della verità. Le famiglie delle vittime cercano risposte.
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Le indagini avviate dalla procura di Sion, guidata da Beatrice Pilloud, sono finite al centro di aspre polemiche e forti sospetti. La decisione della procuratrice di respingere la richiesta di un procuratore straordinario, avanzata dagli avvocati delle famiglie delle vittime, ha riacceso il dibattito sull’imparzialità e la trasparenza della giustizia svizzera in questo delicato caso.
Da settimane, infatti, circolano voci insistenti sull’esistenza di una vera e propria “cricca” locale all’interno della benestante comunità del Vallese. L’avvocato Sebastien Fanti non ha esitato a dichiarare apertamente: “Qui giocano tutti insieme a golf”, suggerendo una fitta rete di conoscenze e interessi condivisi che potrebbero influenzare l’andamento delle ricerche. Questa percezione di un sistema chiuso è stata rafforzata dalle parole del padre del sedicenne bolognese Giovanni Tamburi, una delle giovani vittime: “Vogliamo che il giudice non appartenga alla cricca di Crans-Montana”, evidenziando una profonda sfiducia nella capacità della giustizia locale di operare in modo equidistante e indipendente.
Irregolarità e resistenza istituzionale

Irregolarità e resistenza istituzionale: le sfide del sistema.
Le criticità emerse nel corso dell’inchiesta sono numerose e hanno contribuito a infittire i sospetti. Tra le problematiche più evidenti, si annoverano le perquisizioni tardive, eseguite solo il 5 gennaio, un ritardo considerato inaccettabile data la gravità dell’evento. Inoltre, è stato rilevato che account e post del locale “Le Constellat” sarebbero stati rimossi mentre le vittime non erano ancora state identificate, un’azione che solleva seri interrogativi sulla conservazione delle prove digitali. Anche il sequestro dei cellulari è avvenuto con notevole ritardo, e le indagini sembrano non aver minimamente sfiorato il Comune, lasciando intendere una possibile immunità istituzionale.
Un ulteriore elemento di forte controversia è rappresentato dalla revoca, avvenuta il 7 gennaio, dell’inchiesta al sostituto procuratore Marie Grétillat da parte della stessa Pilloud. Grétillat era finita nel mirino per non aver permesso ai legali delle famiglie di partecipare alle audizioni dei testimoni, una procedura che l’avvocato Romain Jordan ha definito “senza dubbio indecente” e “del tutto inaccettabile”. Jordan ha criticato apertamente anche la conferenza stampa concessa al sindaco e il suggerimento di legali “amici” da parte della procura, accusando che “nel Vallese tutti gli avvocati e i procuratori si conoscono”, alimentando la percezione di un conflitto di interessi endemico e di una giustizia parziale.
L’intervento dell’Italia e la ricerca incessante della verità
In questo contesto di crescente opacità e sfiducia, l’intervento dell’Italia rappresenta una svolta significativa. Grazie all’impegno del governo italiano, con la premier Giorgia Meloni in prima linea, è stata ottenuta la creazione di “squadre investigative comuni”. Questo accordo permette all’Italia di partecipare attivamente alle indagini sulla tragedia, una vittoria non solo politica ma soprattutto morale per le famiglie delle vittime italiane che da mesi chiedono chiarezza e giustizia.
La collaborazione internazionale è vista come un’opportunità cruciale per superare le resistenze e le presunte influenze locali che hanno finora ostacolato la piena verità. Per i familiari, l’ingresso dell’Italia nelle indagini rappresenta un barlume di speranza, un segnale che la ricerca della giustizia non si fermerà davanti a ciò che appare un muro di gomma. La tragedia di Crans-Montana si è trasformata in un caso emblematico di come la percezione di opacità possa erodere la fiducia nel sistema giudiziario, ma l’impegno congiunto mira a dimostrare che, nonostante le difficoltà, la verità è un obiettivo irrinunciabile che le vittime meritano.

