Duffy racconta i tremendi dettagli del rapimento, della prigionia e degli stupri subiti: “Non leggete se pensate di non farcela”

6 Aprile, 2020 di Anthony Festa

Lo scorso febbraio Duffy attraverso un post Instagram ha spiegato la sua lunga assenza dalle scene e ha dichiarato di essere stata rapita, tenuta prigioniera, drogata e stuprata.
Oggi la cantante inglese ha scritto un’altra lunga lettera ai fan, per raccontare i dettagli terribili di quello che ha subito. Duffy è riuscita a riprendersi anche grazie all’aiuto di una psicologa, ma ovviamente la strada per tornare alla serenità di una volta è ancora lunga.

“Per le prime otto sedute non riuscivo a guardarla negli occhi, il contatto visivo era una cosa che proprio non riuscivo a mantenere – ha scritto Duffy – Dopo, non vedevo nessuno per settimane e settimane, restavo da sola. Mi toglievo il pigiama, lo bruciavo e ne mettevo uno nuovo. I miei capelli si riempivano di nodi perché non li spazzolavo. Alla fine li ho tagliati del tutto.

Non leggete se pensate di non farcela a poter sopportare la sofferenza altrui. Era il mio compleanno, sono stato drogata in un ristorante… poi mi hanno drogata per quattro settimane e portata in un paese estero. Non ricordo di essere salita su un aereo, mi sono ritrovata sul retro di un’auto in viaggio. Sono stata chiusa in una stanza d’albergo e lì il mio rapitore è tornato e mi ha violentata. Ricordo il dolore e il tentativo di rimanere cosciente nella stanza, dopo quello che era successo. Lui è rimasto con me per un altro giorno, non mi guardava, dovevo camminare dietro di lui… ero un po’ cosciente e un po’ assente. Avrei potuto essere uccisa. Ho pensato di scappare verso una città vicina, mentre dormiva, ma non avevo soldi e temevo che avrebbe chiamato la polizia e forse mi avrebbero rintracciata in quanto ‘persona scomparsa’. Non so come io abbia avuto la forza di sopportare quei giorni, ho sentito la presenza di qualcosa che mi ha aiutata a rimanere in vita. Sono rimasta con lui, sono rimasta calma per quanto fosse possibile in una situazione del genere: tornata nella mia casa, dove mi teneva reclusa, mi sono seduta, stordita, come uno zombie. Sapevo di essere in pericolo, perché il mio aguzzino mi ha confessato velatamente il desiderio di uccidermi. Con quella poca forza che mi era rimasta il mio istinto era comunque quello di correre via, correre e trovare un posto dove vivere, dove non mi avrebbe trovata. Il rapitore mi ha drogata, a casa mia, per quattro settimane, non so se mi abbia violentato lì durante quel periodo. Non so perché non sono stata drogata mentre mi trovavo all’estero; forse mi è stato dato un farmaco di classe A che non poteva portare oltre i confini nazionali. Dopo tutto questo, qualcuno che conoscevo è venuto a casa e mi ha vista sul balcone che fissavo il vuoto, avvolta in una coperta. Non ricordo di essere tornata a casa. La persona ha detto che ero di colore giallo e sembravo una morta. Erano ovviamente spaventati ma non volevano interferire, non avevano mai visto niente del genere. In seguito, non mi sentivo sicura di andare alla polizia. Ho sentito che se qualcosa fosse andato storto, sarei morta, perché lui mi avrebbe uccisa. Temevo di essere maltrattata o di finire al telegiornale. Ho seguito il mio istinto. L’ho raccontato a due poliziotte, in due occasioni di minaccia diverse avvenute nell’ultimo decennio… è tutto registrato, ho sporto denuncia. E mentre soffrivo chiedendomi ‘cosa avevo fatto per meritarmi questo’, ho letto una frase che diceva: ‘Alla fine non è mai tra loro e te, è sempre tra loro e Dio’. Ciò mi ha aiutato molto in mancanza di giustizia”.

Ammetto di aver avuto i brividi mentre leggevo la storia di Duffy. Il racconto della cantante è peggio di molti film horror e a tutto questo si aggiunge anche lo schifo di molte persone, che sui social le danno della bugiarda.

Fonte e traduzione: La Repubblica, Sussidiario

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