Famiglia nel bosco, caso prende una piega preoccupante: paura per i bambini | L’intervento del super VIP cambia la storia

La Corte d’Appello dell’Aquila si riserva sul caso della “famiglia nel bosco” di Palmoli. I legali contestano l’allontanamento dei figli, invocando vizi procedurali e l’assenza di emergenza. Il futuro dei tre minori in bilico.

Famiglia nel bosco, caso prende una piega preoccupante: paura per i bambini | L’intervento del super VIP cambia la storia

Famiglia_nel_bosco_-_bitchyf.it

I legali contestano l’allontanamento dei figli, invocando vizi procedurali e l’assenza di emergenza. Il futuro dei tre minori in bilico.

La vicenda della famiglia anglo-australiana di Palmoli, nota come “la famiglia nel bosco”, ha raggiunto un nuovo capitolo con la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila di riservarsi sull’esito del ricorso. I genitori, Nathan e Catherine, contestano fermamente l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni che ha portato alla sospensione della loro responsabilità genitoriale e all’allontanamento dei tre figli, ora collocati in un centro protetto con la madre. L’udienza, tenutasi da remoto il 16 dicembre 2025, è stata lunga e densa di documentazione, ma al momento non è stata comunicata alcuna data per il rinvio o per la decisione finale. Questo ha lasciato la comunità e l’opinione pubblica in attesa, mentre il dibattito sui diritti dei minori e la libertà di scelta educativa continua ad accendersi.

Le contestazioni della difesa: Vizi procedurali e assenza di emergenza

Le contestazioni della difesa: Vizi procedurali e assenza di emergenza

Vizi procedurali e assenza di emergenza: le contestazioni centrali della difesa.

 

Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, difensori della famiglia, hanno messo in luce quelli che definiscono gravi vizi procedurali. Tra le critiche più accese spicca il mancato ascolto dei minori, un passaggio che la difesa ritiene non solo fondamentale, ma anche un diritto espresso dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo e ribadito dalla giurisprudenza italiana. Secondo i legali, l’assenza di questo confronto diretto con i bambini inficia la validità dell’intero provvedimento.

Un altro pilastro della contestazione riguarda l’assenza dei requisiti di emergenza, eccezionalità e interesse del minore, ritenuti indispensabili per giustificare un intervento così drastico come l’allontanamento dei figli, attuato peraltro con l’ausilio delle forze dell’ordine. La difesa ha sostenuto con forza che non vi fosse alcuna situazione tale da richiedere una misura tanto invasiva, e che al contrario, sarebbero state percorribili alternative meno restrittive per la famiglia. È stato inoltre evidenziato come la documentazione relativa all’istruzione parentale, pienamente legittima secondo la Costituzione, sia stata acquisita dalle autorità solo dopo l’emissione dell’ordinanza. Questo nonostante la figlia in età scolare avesse già dimostrato la propria idoneità, ottenendo l’ammissione all’esame presso una scuola statale.

La visione del tribunale e l’offerta di al bano

Il Tribunale per i Minorenni, d’altro canto, ha motivato la propria decisione basandosi su una relazione dell’assistente sociale. Tale relazione chiarisce che il provvedimento non intende giudicare le scelte di vita dei genitori, ma piuttosto tutelare il diritto all’infanzia e al benessere dei minori. Nello specifico, la relazione ha riportato che, una volta trasferiti nella casa famiglia di Vasto, i bambini avrebbero mostrato una scarsa igiene personale e una marcata diffidenza e imbarazzo nei rapporti con i coetanei, elementi che avrebbero supportato la necessità dell’intervento.

La difesa ha però replicato con argomentazioni solide contro la presunta deprivazione e l’isolamento sociale dei minori. Ha ricordato che due dei tre bambini, ascoltati solo quindici giorni prima dell’ordinanza, avevano espressamente dichiarato di avere “molti amici a Palmoli” con cui giocavano regolarmente, fornendo anche dettagli specifici che smentirebbero l’isolamento. A rafforzare questa tesi, sono state richiamate testimonianze di vicini di casa, raccolte anche da programmi televisivi, che attestavano una vita sociale normale e la frequentazione del parco da parte dei bambini. I minori, inoltre, avrebbero dichiarato di trovarsi bene nella casa nel bosco, descritta come dotata di luce, acqua calda e stufe a legna, confutando l’immagine di un ambiente insalubre o inadeguato. La critica si è estesa anche alla gestione dei rapporti con i servizi sociali, giudicati poco efficaci a causa delle difficoltà linguistiche della famiglia. È stato negato che fosse stato nominato un mediatore familiare, ribadendo la necessità di coinvolgere figure professionali adeguate.

Nel frattempo, la vicenda ha attirato l’attenzione di personaggi pubblici. Il cantante Al Bano Carrisi, intervenuto a “Un Giorno da Pecora”, ha offerto la sua concreta disponibilità ad accogliere la famiglia nel proprio bosco a Cellino San Marco, garantendo non solo ospitalità ma anche supporto per il reinserimento lavorativo dei genitori, con le parole: “Quando e come vogliono, se vogliono lavorare il lavoro lo troviamo”. Un gesto di solidarietà che aggiunge un ulteriore, inaspettato, tassello a questa complessa vicenda legale e umana.