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“Lavoro nelle forze dell’ordine e sono gay, i colleghi sono omofobi, non so come fare coming out…” | La Posta Del Cuore Di Bitchy

Come ogni settimana ecco La Posta Del Cuore di Bitchy (premi qua se vuoi recuperare le storie precedenti), questa volta ho deciso di rispondere a una delle poche lettere che non parlano di problemi d’amore, ma di accettazione, discriminazione e coming out.

“Ciao Fabiano, ovviamente ti scrivo in anonimato.
Sono un ragazzo di 26 anni e ho capito di essere omosessuale solo da qualche anno. Purtroppo gli eventi che compongono la mia vita, non mi hanno aiutato a capire cosa mi rendesse davvero felice. Partiamo dal contesto culturale in cui sono cresciuto, fino ad arrivare al contesto lavorativo di cui vi voglio parlare. Sono infatti un appartenente alle forze dell’ordine. Evito di dire quale corpo, Perché dio sa solo cosa potrebbe succedermi. Sono un ragazzo tanto apprezzato, mi impegno al massimo ottenendo ottimi risultati. Ma continuo a fingere una vita che non è mia. Con i colleghi è un casino. A parte i continui e ripetuti “appioppamenti” di amiche, cugine e persino figlie… 
Ho cercato comunque più volte di introdurre a lavoro il tema dell’omosessualità parlando aimè in terza persona. Risultati ? 0  
E l’età non conta. Indistintamente giovani e anziani hanno tutti la stessa idea malsana sull’omosessualità.  Ovviamente poi continue esternazioni mi buttato completamente giù. Non riesco a comprendere se è l’ambiente, o se le persone invece di migliorare peggiorino. Ma una cosa l’ho capita. Tra le forze dell’ordine, gli omosessuali sono le persone più offese e discriminate. Ovviamente non è una gara.  Ma ricadono sempre sul superficiale, sulla battuta spicciola ed offensiva, perché tanto fa ridere… perché tanto i diversi sono sempre gli altri. La mia è una posizione in cui per esprimermi liberamente devo avere il consenso di persone che mi dicano “io non ho nulla contro”. Devo avere l’approvazione ogni volta. Vorrei essere giudicato per la persona che sono non per l’etichetta che mi si da… tutto qui… sta andando tanto tanto male per me e per la mia autostima, oltre a continuare, ancora una volta, a far finta di essere qualcun altro.”

Ciao A, purtroppo non sei l’unico ad aver realizzato di essere omosessuale relativamente tardi, visto che viviamo in una società eterosessista. La cosa grave è che spesso molti gay giustificano questo sistema malato, che legittima la sessualizzazione dei bambini, ma poi urla al pericolo gender quando in tv e nelle scuole si lotta contro l’omofobia e si insegna ai ragazzini la pluralità degli orientamenti sessuali.
Alla maggior parte di noi gay viene negato il piacere della prima cotta a scuola o il semplice rispondere con tranquillità ai familiari quando ci chiedono se siamo fidanzati. Viviamo una vita più complicata e difficile, ma a tutto c’è una soluzione per cercare la strada verso la realizzazione e la serenità.
L’omofobia e l’ignoranza si annidano in ogni ambiente, ma senza ombra di dubbio in alcuni settori è più semplice essere se stessi senza aver paura di essere giudicati, questo mi sembra di capire non accade nel tuo luogo di lavoro. Sono certo però che molti dei tuoi colleghi usino le battutine sui gay più come modo sciocco per dimostrare la propria virilità (che tristezza), che come arma per affermare la loro posizione sul tema “omosessualità”. Questo ovviamente non rende meno sgradevoli certe frasi.
Avendo sempre lavorando in contesti friendly mi riesce difficile immedesimarmi nella tua situazione e capire appieno quello che provi, ma posso immaginare quanto sia dura. Mi sento di consigliarti di trovare almeno un collega che ti sembra più aperto mentalmente e provare (a piccoli, piccolissimi passi) a venire allo scoperto, testando le sue reazioni. In certi casi non credo sia fruttuoso sfondare la porta dell’ignoranza con violenza, ma penso sia più intelligente aprirla con prudenza.
Probabilmente iniziando ad aprirti farai cambiare opinione a tanti compagni di lavoro, che magari capiranno che noi gay non siamo alieni, miti, leggende o macchiette, ma che al contrario siamo persone comuni, inserite in tutti gli ambienti, siamo fratelli, figli, colleghi e anche padri. Forse così useranno un po’ di tatto, magari all’inizio forzeranno il loro comportamento naturalmente machista, ma voglio sperare che col tempo impareranno ad apprezzarti e a giudicarti per chi sei e non per le persone delle quali ti innamori o che ti porti a letto.
Esporti sono convinto che ti spaventi, ma nasconderti e vivere la vita di qualcun altro non ti fa bene, sei prigioniero di te stesso, ma ricordati che hai sempre a portata di mano la chiave per uscire dalla tua cella, che ormai più che una protezione è una limitazione.
Spero davvero che le cose cambino in meglio.
Ovviamente…

Come sempre vi ricordo che se avete un dubbio, un dramma, una storia finita male, un nuovo amore o problemi in famiglia e volete sfogarvi sentendo il consiglio dei lettori premete qua e inviatemi (anche in maniera anonima, se lo specificate) la vostra lettera.

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