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“Fuori da qui lesbica!”: dipendente di un ospedale di Lecco trova l’armadietto imbrattato

Andiamo a Lecco, precisamente nell’ospedale Alessandro Manzoni. Proprio qui un caso di lesbofobia che è stato reso noto solo adesso, venti giorni dopo il fatto. Cosa è successo? Una dipendente ha trovato sul suo armadietto la scritta “Fuori da qui lesbica!“. La storia è stata resa nota grazie a un’intervista che la vittima ha rilasciato al Corriere della Sera. Si chiama Sabrina Di Biase, ha 34 anni e ha voluto che nome e cognome fossero resi pubblici. Mettendoci la faccia vuole dare più forza alla denuncia di quello che è solo l‘ultimo di una serie di atti di bullismo subiti per via del suo orientamento sessuale.

La donna denuncia: “Prima ho faticato a trattenere le lacrime, poi ho deciso di reagire”

Come riporta Giornalettismo, Sabrina ha subito un trauma ma ha deciso di reagire con coraggio. La donna ha raccontato al Corriere della Sera anche quello che è accaduto nei mesi precedenti. Scrivere sul suo armadietto, infatti, non è che l’ultimo episodio di intolleranza che la donna ha dovuto sopportare in ambito lavorativo, in mezzo a persone adulte, formate ma crudeli come e più dei ragazzini.

“Ho lasciato la frase sullo sportello. Non sono io a dovermi vergognare, ma chi l’ha scritta“; di questo si è fatta forte Sabrina, decidendo di denunciare gli ignoti presso il posto di polizia interno all’ospedale. La donna ha fatto presente questo e non solo: “Ho subito troppo nell’ultimo anno, le occhiate, i commenti, i giudizi. Non mi importava, ormai mi ero quasi abituata, ma questo proprio non me lo aspettavo”.

“Le più feroci sono le colleghe”

Sabrina ha alle spalle una relazione turbolenta con il padre dei suoi quattro figli; l’uomo che non ha mai accettato la separazione – soprattutto dal momento in cui ha scoperto di essere stato lasciato per una donna. Sabrina ora è felice e presto sposerà la sua compagna. Quando ha fatto coming out all’ospedale, riferisce al Corriere:

quasi contemporaneamente sono iniziati i problemi sul lavoro. Le colleghe sono le più feroci. Già qualcuna mi aveva fatto capire che nello spogliatoio non ero la benvenuta, altre si alzavano se provavo a sedermi accanto a loro in mensa, quella che credevo un’amica mi ha detto candidamente che ero un’altra persona da quando mi ero ammalata. Ma io non sono malata, sono semplicemente innamorata

Non è benvenuta nello spogliatoio, Sabrina, alimentando uno dei cliché più stupidi di cui le persone gay sono vittima: se ti piacciono le persone del tuo stesso sesso allora negli spogliatoi non ci puoi stare perché ne sei attratt*. C’è addirittura chi è arrivata ad andare via se Sabrina si sedeva accanto a lei, come fosse malata. Già, malata, proprio come le ha detto una persona che lei reputava amica. La malattia di Sabrina? Essersi innamorata.

Sabrina continua a lavorare con professionalità e regolarità nonostante tutto

La 34enne ha scelto di rendere noti nome, cognome ed età ma ha voluto che si omettesse il ruolo che ricopre all’interno dell’ospedale: “Non importa che sia medico, infermiera o donna delle pulizie. Questa cosa non va bene qualsiasi sia il mio incarico, che continuo a svolgere con impegno e regolarità”. Occorre dire che siamo quasi nel 2020 e quanto un fatto del genere risulti essere una totale mancanza di rispetto? Sceglie di continuare a svolgere il suo lavoro con professionalità e regolarità, Sabrina, e per questo va ammirata e sostenuta. Il coraggio di metterci la faccia e far si che il proprio caso venga trattato a livello nazionale non è da tutti. Sono solo azioni del genere, però, che possono portare luce su quanto moltissime persone LGBTQ si trovano a vivere nel proprio quotidiano. Speriamo che il caso di Sabrina possa essere da esempio a chi, per via del proprio orientamento, si trova a subire discriminazione sul lavoro.

 

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