Attacco omofobo a Roma contro Luca Tommassini – la sua risposta

22 Febbraio, 2020 di Fabiano Minacci

Ennesimo (purtroppo) attacco omofobo nella Capitale, questa volta ai danni del coreografo Luca Tommassini che si è ritrovato sul citofono di casa un post it con sopra scritto ‘FRO*IO VATTENE’.

Il biglietto è stato allegato ad uno spillo posizionato ad incastro proprio nel campanello, per far sì che suonasse ininterrottamente.

A raccontare il fatto è stato proprio Luca Tommassini:

Oggi è apparsa questa scritta sul citofono del mio palazzo, accanto ai miei due interni. Non sono sicuro al 100% sia per me ma un dubbio ce l’ho. In un attimo mi è risalita tutta la rabbia di quando ero bambino e mi urlavano dietro “froc*o” a scuola e per strada. Mi è tornata la paura che avevo quando mia madre mi svegliava ogni mattina e pensavo che avrei dovuto affrontare da solo un’altra giornata passando per quella maledetta strada, davanti all’officina di mio padre che faceva finta di non vedermi. Si vergognava di me, non avevamo un rapporto “pubblico” e in privato lo avevamo solo quando mi faceva provare a pronunciare la “s” in modo corretto, offrendomi un premio in soldi, avevo la “s” moscia e lui la odiava. Non ho parlato per anni durante la mia infanzia per farlo stare sereno, per non farlo litigare con mia madre. L’ha picchiata spesso per “colpa” mia, le diceva che ero “froc*o” e le dava la colpa e le botte. Quando io e mia madre decidemmo di iscrivermi alla scuola di ballo sotto casa, lo facemmo di nascosto. Quando papà lo scoprì, ci fu una rissa a casa, tra le più brutte, in cui papà urlava a mamma che non dovevo più andare a studiare danza perché diventavo “froc*o” e che finì con lui che ruppe una bottiglia di vetro sulla parete della cucina tenendo in mano il becco rotto cercando di colpire mamma e io che saltai dalla mia sedia mettendomi tra loro due evitando la tragedia … urlandogli in faccia “vattene”. Io non ho mai abbassato la testa e ho sempre continuato a ballare. Più avevo paura e più alzavo la musica. Ora denuncerò questo atto dell’era dei “citofoni” , ho 50 anni di esperienza con la paura e ho sempre vinto contro omofobi e razzisti che hanno cercato di far male a me e a chi mi amava. ORA BASTA , non possiamo più rimanere in silenzio , siamo tutti sotto attacco , non importa a chi lo dicono io zitto non ci resto più!”

Immediata la risposta di ArciGay:

“Esprimiamo la nostra solidarietà a Luca Tommassini, vittima di un attacco omofobo, che ha subito l’affissione di un cartello omofobo presso il citofono della sua abitazione romana, nonché il disturbo con un continuo suono del citofono stesso.
Riteniamo molto grave tale episodio, chiaro sintomo di odio verso le persone LGBT (lesbiche, gay, bisex e trans). Ciò deve far tenere alta l’attenzione su come al giorno d’oggi non sia prevista alcuna tutela per le persone LGBT, come una legge contro l’omofobia seria e concreta. Alle pericolose pratiche dei citofoni di Salvini, risponda la politica schierandosi fermamente contro il gesto e impegnandosi concretamente per una legge funzionale che combatta definitivamente l’odio omofobico.

Francesco Angeli, Presidente Arcigay Roma”.

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