Serena Rutelli

Serena Rutelli minacciata di morte dal padre biologico

Serena Rutelli ha alle spalle una storia molto complicata e solo una settimana fa, al Grande Fratello, ha ricevuto una lettera da parte di sua madre biologica, una certa Maria che ha deciso di dare Serena (e sua sorella Monica) in adozione perché era (ed è tutt’ora) una clochard.

Quando sua mamma se n’è andata, il padre di Serena con la scusa di portarla al parco giochi l’ha abbandonata ad una casa famiglia gestita da suore, ma nonostante vivessero là e lui le avesse abbandonate, la patria potestà su loro non è caduta per molti anni, neanche quando Barbara Palombelli e Francesco Rutelli hanno deciso di adottarle.
A raccontare questo aneddoto è stata proprio la Palombelli nel libro Mai Fermarsi:

“I primi mesi con Serena e Monica sono stati mesi terribili: portare in giro due ragazzine che non hanno il tuo cognome e senza un pezzo di carta che ti autorizzi è un’impresa durissima. E rischiosa: in caso di incidente, di allergia o di una banale infezione, i genitori biologici – all’epoca ancora titolari della patria potestà, incredibilmente non decaduta dopo anni di abbandono e di istituto – avrebbero potuto rivalersi su di noi […] hanno dieci e sette anni, ma non hanno mai festeggiato un compleanno, mai un Natale in famiglia, mai visto il mare, mai un film, mai un ascensore, mai uscite con il buio, mai frequentato un fast food, mai fatto uno sport. […] Al luna park Monica era scoppiata in un pianto disperato solo perché la sorella si era separata da lei per salire sul trenino del lago“.

Fino alle parole sul padre, un uomo violento che ora è morto:

“Il padre biologico, un uomo violento e pericoloso, allora girava ancora per la città. Potevamo incontrarlo, lui o uno dei suoi amici malavitosi, le ragazze ne avevano il terrore. […] Il tribunale, che aveva più volte messo sotto processo il padre biologico per violenze fisiche e altri reati, condannandolo a sei anni in via definitiva, non faceva decadere la patria potestà nonostante gli ormai tre anni di distacco dalle piccole. Senza la dichiarazione dello stato d’abbandono, nessun minore può diventare adottabile. E lui, che non era in carcere (…) continuava a vagabondare. Le ultime parole che aveva pronunciato all’indirizzo delle suore e che le bambine avevano sentito benissimo erano state gridate: ‘Un giorno tornerò e vi ucciderò tutte’. Ogni tanto Serena continua a chiedermi: ‘Non è che un giorno ci trova?’.”

 

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