Crans Montana, solo adesso esce la verità: ecco perché Jessica Moretti non è in carcere | Non può…

Jessica Moretti, dopo l’incendio di Crans Montana, evita il carcere con braccialetto elettronico. Accuse gravi, polemiche feroci sulla decisione: il figlio piccolo è la chiave?

Crans Montana, solo adesso esce la verità: ecco perché Jessica Moretti non è in carcere | Non può…

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Jessica Moretti, dopo l’incendio di Crans Montana, evita il carcere con braccialetto elettronico. Accuse gravi, polemiche feroci sulla decisione.

L’incendio che ha sconvolto Crans Montana la notte di Capodanno continua a tenere banco, con nuovi sviluppi nell’inchiesta che cambiano radicalmente lo status giuridico di Jacques e Jessica Moretti. Se inizialmente erano stati ascoltati come semplici persone informate sui fatti, ora i coniugi si trovano davanti ai magistrati vallesi in qualità di imputati a tutti gli effetti. Le accuse che gravano su di loro sono di estrema gravità: omicidio plurimo, incendio e lesioni personali, tutti contestati come reati colposi. Questo passo segna l’inizio di una fase ben più delicata per la giustizia svizzera e per le vittime.

A distanza di pochi giorni dalla tragedia che ha causato l’orrore su decine di corpi, il pool di magistrati ha ampliato il raggio d’azione dell’indagine. Non si limita più a ricostruire la dinamica dei fatti di quella terribile notte, ma si concentra ora su aspetti cruciali della vita dei Moretti: la loro situazione patrimoniale, i conti bancari, le proprietà, gli investimenti e i legami internazionali. Questi elementi sono diventati centrali per valutare le misure cautelari e comprendere il contesto in cui si è verificata la devastazione. Un cambio di prospettiva investigativa che promette di portare a galla nuove verità.

La decisione controversa e le nuove indagini

Il cambio di passo nelle indagini è arrivato dopo giorni di accese polemiche e prese di posizione durissime da parte dell’opinione pubblica e dei familiari delle vittime. Alla fine, una delle decisioni più discusse è stata quella relativa a Jessica Moretti: è uscita con un braccialetto elettronico alla caviglia, sorretta dal suo legale, esprimendo ai cronisti il suo dolore e le sue scuse. “Il mio pensiero costante è alle vittime, è una tragedia che non avrei mai potuto immaginare ed è successa proprio nel nostro locale. Per questo voglio scusarmi”, ha dichiarato in lacrime. Una sorte ben diversa da quella di Jacques Moretti, condotto direttamente in carcere. La motivazione ufficiale per la misura meno restrittiva imposta a Jessica è la presenza di un figlio piccolo di cui deve occuparsi, una scelta che ha diviso l’opinione pubblica tra chi la condanna e chi la giustifica. Non può lasciarlo da solo.

L’indagine si arricchisce intanto di nuovi, potenziali elementi. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti vi sono le immagini delle telecamere stradali che avrebbero ripreso Jessica mentre fuggiva dal locale in fiamme. Ma a suscitare maggiore clamore e sospetti sono stati i contenuti cancellati dai social network dei Moretti nelle ore immediatamente successive al rogo, un dettaglio che in Svizzera alimenta forti interrogativi sulla gestione delle prove. Questo ha scatenato una furiosa polemica online, con commenti indignati sulla presunta “ingiustizia” della decisione, contrapposti a voci più comprensive riguardo la sua situazione familiare.

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L’inchiesta si allarga: dimensioni internazionali e richieste di giustizia

Sul fronte delle famiglie delle vittime, il giudizio sull’operato dell’inchiesta svizzera rimane durissimo. L’avvocato Sébastian Fanti ha espresso il suo sconforto, sostenendo che i Moretti “avrebbero dovuto essere arrestati immediatamente in modo che tutte le prove potessero essere raccolte e aggiunte al fascicolo”. Questa affermazione si accompagna all’accusa di un “errore colossale”, evidenziando come i coniugi avrebbero avuto il tempo di disattivare il sito web del locale e cancellare contenuti potenzialmente utili alle indagini. Romani Jordan, un altro legale, ha rincarato la dose, affermando: “Ci aspettiamo che le famiglie ottengano delle risposte e si sentano ascoltate e che tutte le responsabilità, dalla a alla zeta, vengano accertate: questa tragedia non sarebbe mai dovuta accadere”.

La vicenda, ormai, ha varcato i confini nazionali, assumendo una dimensione internazionale. Nonostante la competenza primaria resti svizzera, il coinvolgimento di vittime provenienti da diversi paesi ha attivato anche le procure di Francia, Belgio e Italia. Da Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la volontà dell’Italia di costituirsi parte civile, sottolineando: “Credo che sia giusto che il nostro Paese si costituisca parte civile perché questa è stata una ferita inferta a tutti”. Con sei cittadini italiani tra le vittime di quel pub-discoteca d’oltralpe, la Procura di Roma sta procedendo autonomamente per incendio e omicidio colposi, delegando Milano, Bologna e Genova per le autopsie sulle salme già rientrate. Un ulteriore segnale di come questa complessa inchiesta sia solo all’inizio, con richieste di chiarezza e giustizia che risuonano a livello globale.