Crans-Montana, emergono dettagli inquietanti sulla ragazza col casco | Ecco di chi è la responsabilità
Cyane Panine, la “ragazza col casco” morta nell’incendio a Crans Montana, è una vittima. La famiglia rivela un ordine cruciale e denuncia mancanze di sicurezza.
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Cyane Panine, 24 anni, inizialmente etichettata come la responsabile dell’incendio che ha devastato il lounge-bar “Le Constellation” a Crans-Montana, emerge ora come vittima innocente. La “ragazza col casco”, immortalata nei video dove fiamme si sprigionavano da bottiglie di champagne, non era a conoscenza dei pericoli né aveva ricevuto alcuna formazione sulla sicurezza, come sottolineato dall’avvocato Sophie Haenni, che tutela la famiglia. Suo padre, Jerome, in lacrime, la ricorda come un angelo, rivelando che Cyane aveva tentato di far scappare i clienti, ma la porta di sicurezza era “maledettamente chiusa”. I suoi amici su Instagram la raffigurano con le ali, invitando alla preghiera per “il raggio di sole” che non è più sorto. L’immagine di una giovane donna tradita da un locale che non rispettava le norme di sicurezza si sostituisce a quella distorta, gettando luce su una verità ben più dolorosa e complessa. La famiglia, distrutta dal dolore, cerca risposte e giustizia per la loro amata Cyane, il cui ricordo è ora un simbolo di una tragedia che ha squarciato una comunità.
Una famiglia distrutta e un’amicizia spezzata
La tragedia ha sbriciolato la famiglia Panine, profondamente ferita dalle immagini che ritraevano Cyane con il suo casco nero e la treccia bionda, facendola apparire come l’iniziatrice dell’Apocalisse. Invece, era solo una dei tanti giovani che lavoravano in un locale fuorilegge, carente sia nella costruzione che nelle misure di sicurezza. La madre, Astrid, inconsolabile, abbraccia la sorella Eloine, ripetendo in un’intervista a France 2: “La nostra vita non sarà mai più la stessa, non festeggerò mai più un ultimo dell’anno. Mai”.
Per identificare il corpo di Cyane, ritrovato completamente ustionato, ci sono voluti tre giorni. Eppure, la sua amica Camille C., 20 anni, aveva già intuito la terribile verità all’alba: “Non ci potevo credere, non ci credo neanche adesso”. Le due ragazze, entrambe di Sète, venivano nel Canton Vallese come cameriere stagionali. La vita per Cyane era viaggiare; da piccola aveva fatto quasi il giro del mondo in barca. Si era anche fidanzata con Jean-Marc, il figlioccio del capo. Il padre, Jerome, ancora oggi si tormenta: “In una stazione sciistica di lusso non ci si aspetta una tragedia del genere. Mia figlia lavorava lì e io ero tranquillo”. Quella tranquillità si è infranta poco dopo l’una di notte, il primo gennaio.

L’ordine fatale e le gravi mancanze di sicurezza
Secondo il racconto ripreso anche dall’avvocato della famiglia Panine, quella sera Cyane non avrebbe dovuto fare servizio ai tavoli, ma ricevere gli ospiti al piano terra. Tutto è cambiato quando Jessica Moretti, moglie del titolare, le ha chiesto di scendere nel seminterrato per aiutare gli altri camerieri con “16 bottiglie di champagne”. A Cyane fu assegnato un “casco nero da moto, o da astronauta”. Fu proprio in quel momento, mentre era “sulle spalle di un altro cameriere”, che la fiamma attaccata al collo di una bottiglia innescò l’incendio, dando fuoco ai pannelli fonoassorbenti del soffitto.
L’avvocato Haenni ipotizza che l’incendio sia stato innescato dal gran numero di candele accese. Tuttavia, emergono accuse gravi sui gestori: “La morte di 40 persone e il ferimento di oltre cento avrebbero potuto essere evitati, se le norme di sicurezza fossero state rispettate”. Cyane non ha alcuna responsabilità. “Non riescono a capire perché l’uscita di sicurezza fosse chiusa”, si interrogano i genitori. Quella porta, che avrebbe dovuto portare alla salvezza, è diventata, tragicamente, quella dell’ultimo viaggio per Cyane.
