Crans-Montana, c’era anche il figlio dei titolari: solo adesso lo hanno confessato | Nessuna pietà

Emergono dettagli drammatici dalla strage di Crans-Montana. Mentre il figlio della titolare tentava disperatamente di salvare vite, le telecamere hanno ripreso la madre in fuga con la cassa.

Crans-Montana, c’era anche il figlio dei titolari: solo adesso lo hanno confessato | Nessuna pietà

crans-montana-_bitchyf.it

Emergono dettagli drammatici dalla strage di Crans-Montana. Mentre il figlio della titolare tentava disperatamente di salvare vite, le telecamere hanno ripreso la madre in fuga con la cassa.

La tragedia di Capodanno a Crans-Montana continua a mietere vittime emotive, svelando dettagli che gettano un’ombra ancora più cupa su quella che doveva essere una notte di festa. L’incendio che ha devastato il locale Le Constellation ha causato la morte di 40 giovani, intrappolati in un inferno di fiamme e fumo. L’evento ha scosso l’intera Svizzera e l’Europa, non solo per la sua entità, ma anche per i comportamenti controversi emersi dai momenti cruciali dell’incidente. Le indagini si concentrano sul locale, completamente distrutto dal rogo la sera del 31 dicembre, e in particolare sulle figure dei suoi gestori.

Secondo le prime indiscrezioni, corroborate da quanto riportato da Repubblica, alcune immagini registrate dalle telecamere stradali mostrano una scena che potrebbe ribaltare il quadro delle responsabilità. La titolare del locale, Jessica Moretti, sarebbe stata ripresa mentre si allontanava dall’edificio in fiamme, stringendo tra le mani la cassa. Un’azione che contrasta drammaticamente con il caos e il panico che regnavano all’interno, dove decine di persone lottavano per la propria vita. Questa sequenza, se confermata, solleva interrogativi profondi sulla priorità delle azioni in una situazione di emergenza così estrema.

Il gesto disperato del figlio e la fuga della madre

Quella sera, nel locale, c’era anche il figlio di Jessica Moretti, avuto da un precedente matrimonio e ricoprente il ruolo di capo dello staff. Mentre le fiamme avvolgevano rapidamente il Le Constellation e il fumo rendeva l’aria irrespirabile, il ragazzo avrebbe mostrato un coraggio esemplare, tentando disperatamente di salvare quante più persone possibile. Dalle testimonianze e dalle prime ricostruzioni emerge che avrebbe cercato di rompere i pannelli di plexiglass della veranda. Un gesto istintivo e rischiosissimo, compiuto in un contesto di panico generale, urla e calca, nella consapevolezza che ogni secondo poteva fare la differenza tra la vita e la morte per gli intrappolati.

Il contrasto tra le azioni dei due familiari è ciò che rende la vicenda ancora più drammatica e oggetto di indagine. Le stesse telecamere che avrebbero ripreso l’eroismo del figlio, intento a creare un varco per la fuga, mostrerebbero simultaneamente la madre allontanarsi dall’inferno. Jessica Moretti, 40 anni, nata in Corsica e cresciuta a Cannes, la cui famiglia ha un background con i servizi di emergenza (il padre sarebbe un vigile del fuoco), si sarebbe allontanata stringendo la cassa del locale. Questo dettaglio, se accertato dagli inquirenti, potrebbe aggravare sensibilmente la sua posizione giudiziaria, aprendo anche all’ipotesi di omissione di soccorso.

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Interrogativi e le responsabilità che emergono

L’inchiesta sulla strage di Crans-Montana si arricchisce così di nuovi, scomodi interrogativi. La figura di Jessica Moretti e quella del figlio si stagliano in un drammatico contrappunto: da un lato il tentativo di salvare vite umane, dall’altro la preoccupazione per il profitto in un momento di estrema crisi. Jacques, il marito di Jessica e comproprietario del Le Constellation, quella sera si trovava in un altro locale. La coppia, di origine corsa, gestisce diverse attività nella zona, come “Le Vieux Chalet” a Lens e il locale “Senso”, come ricostruito dal quotidiano corso Corse Matin. Le loro radici, così come le loro azioni durante la tragedia, sono ora sotto la lente d’ingrandimento delle autorità.

La strage di Crans-Montana, in una notte segnata da eroismi silenziosi e scelte disperate, rischia di diventare uno dei simboli più controversi e dolorosi. L’episodio del figlio che tenta di rompere i pannelli e della madre con la cassa in mano solleva questioni etiche e legali di grande rilevanza. Come è possibile che, di fronte a una tale catastrofe, le priorità possano divergere in modo così netto? Gli inquirenti dovranno fare chiarezza su ogni aspetto, non solo sulle cause scatenanti dell’incendio, ma anche sulla gestione dell’emergenza e sulle responsabilità individuali in un contesto di panico collettivo. La comunità attende risposte e giustizia per le 40 giovani vite spezzate.